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giovedì 5 marzo 2009

Sonic Attack Trilogy part I: Motorheads

Ne accennammo tempo addietro e ora, seppur in ritardo, siamo qui a parlarne. La Sonic Attack Trilogy della Trensmat è un tributo in vinile piccolo agli Hawkwind sotto forma di 3 split.
Nel primo, sottotitolato Motorheads si confrontano Mudhoney e Mugstar; nel intermedio Psychedelic Warlords, tocca ai giapponesi Acid Mothers Temple e White Hills, mentre nel conclusivo Lords Of Light è la volta di Bardo Pond e Kinski.

Procediamo con ordine e partiamo dal primo 7”. Ai Mudhoney non dev’essere sembrato vero di poter mettere mano su uno dei primi singoli della band inglese, Urban Guerrilla, e partire di fuzz come se piovesse. Un Mark Arm in splendido spolvero graffia con quel suo timbro roco il classico hawkwindiano mentre i sodali, Steve Turner in primis, si scatenano su quei riff eterni. Rispondono i Mugstar, band di cui so poco se non che non sfigurano affatto prendendo alla lettera le lyrics di Born To Go (We were born to go / We're never turning back / We were born to go / and leave a burning track…). Partono infatti dritti come folli, a velocità super, con vagonate di riverberi su voce e strumenti e il pezzo diviene ben presto un tour de force space-rock durissimo e ipercinetico.
Puro motorik sound ai suoi massimi livelli e primo centro della serie.

sabato 8 novembre 2008

Trensmat Special part II: Cheval Sombre – I Sleep 7”

One-man project da NY, Cheval Sombre si muove delicato e soffice su territori da shoegaze alieno, drogato e slow.
La title track è servita sul vinile in due tranche – la Alpha Waves sul lato A e quella Delta sul B – ed è un tenue e astratto dream-pop lunare che si regge su una texture filamentosa e ascendente. Dreaming and waveing, quale testimonianza del lato più evanescente dell’animo Trensmat.
Nel cd allegato, oltre alla versione full di I Sleep che una volta riunita dilata ancor di più la sensazione slow-soporifera from outer space del vinile, ci sono come sempre tracce esclusive. Strangest Though (Holy Mix) vede alla produzione sua santità Sonic Boom in persona, tanto per stabilire padri putativi ed eredità evidenti. Trance in reverse, sinuosa e ipnotica come da manuale che si muove su una ipotesi MercuryReviana di primo periodo (da Yerself Is Steam/Lego My Ego nello specifico) per quasi 8 minuti, con variazioni quasi impercettibili. Il remix di Troubled Mind – opera dell’ex Luna Britta Philips – è invece una gemma bucolica fatta di elementari arpeggi in sospeso equilibrio e di una voce a dir poco cristallina.
Per quel che mi riguarda, secondo colpo su due dopo i Cave; proposte magari antitetiche ma che per certi versi sottolineano aspetti e sensibilità comuni nel catalogo Trensmat.
Dopotutto come dicono da quelle parti, every noise has a note.

venerdì 7 novembre 2008

Trensmat Special Part I: Cave – Butthash 7”


Sono etichette come l’irlandese Trensmat che fanno la gioia di chi ama il vinile. Gente che la musica la preferisce in vinile, sonically & aesthitically. Pertanto solo 7” in edizioni curatissime, molto spesso coloured e sempre in edizioni limitate. L’ambito stilistico è grossomodo spacey, dato che le uscite Trensmat indagano quella terra di nessuno posta tra drones, noise e shoegaze. Mentre è in lavorazione un tributo agli Hawkwind in 3 split 7” (con Mudhoney, Acid Mothers Temple e Kinski, tra gli altri), le ultime due uscite sono a nome Cave e Cheval Sombre.
I Cave sono una formazione da Chicago (dovrebbero essere un duo ma a occhio e croce potrebbero essere molti di più) che rielabora in forma altamente tribale e post il kraut made in Deutschland. Groove infiniti, spaziosi e spaziali, materici nel loro incedere energico e muscolare che rimandano indistintamente a funky e wave. Roba che avrebbe ancor più senso se i solchi del vinile non finissero dopo pochi minuti ma si espandesse all’infinito. Pensate ai Circle meno coatti che giocano a fare gli Hawkwind seduti intorno ad un drum-circle e forse ci sarete vicini.
Nel cd allegato, nella miglior tradizione della casa, oltre alle viniliche Butthash e Machines & Muscles, trovate altri due pezzi (brevi, troppo brevi!) e un video per la title track che evidenzia il lavoro sui visuals che una musica del genere giocoforza necessita.

mercoledì 10 settembre 2008

Bardo Pond & Pre - Keep Mother 10" Series vol. 5

Oggi è la volta del volume 5 della Keep Mother Series, comprensivo delle lettere I e J e appannaggio rispettivamente di Bardo Pond e Pre. Come a dire, mai accoppiata fu più eterogenea.

I Bardo Pond dei fratelli Michael e John Gibbons sono sempre alle prese con una dilatata psichedelia dagli umori sixties e a forte concentrato di amanita muscaria – cui dedicarono pure un bell’album una decina di anni fa. On Everyone è un lungo, unico flusso in crescendo in cui la voce di Isobel si fa mantrica e avvolgente quanto le spire lisergiche di chitarre, memori in egual misura di psichedelia texana e acid-rock, prima di giungere alla catarsi finale. Magari un pezzo di routine, ma sempre con molta classe da vendere.

A risvegliarci dal torpore allucinogeno ci pensa Big Dique del quintetto londinese Pre: schizofrenia art-rock tendente al no-wave sovrastata dalla voce isterica e puerile della cantante (ehm!) Akiko Matsuura, disperatamente intenta a porsi all’esatta congiunzione tra Melt Banana e Teenage Jesus & The Jerks. Sfrontati e violenti, cacofonici e distruttivi, dissonanti fino al parossismo, non possono reggere tutto il lato del vinile. E infatti dopo due minuti si incanalano in un unico, lungo e francamente gratuito fischio di ampli in distorsione totale rotto qua e là solo da qualche sproloquio apparentemente campionato. La sbuffo anarcoide dei 15 secondi finali non cambia la situazione. Hanno fatto di meglio.


sabato 6 settembre 2008

Om – Gebel Barkal 7”

Nome preso dal mantra più sacro dell’induismo; titolo che rimanda alla Montagna Pura degli egizi, il Jabal Barkal che domina l’antica regione di Napata; l’ultimo album chiamato Pilgrimage. Ce n’è abbastanza per intuire che i due Om sono in fissa con la trascendenza spirituale e misticheggiante. Dopotutto il passo è stato breve dalle elucubrazioni psichedeliche a base di oppiacei delle precedenti release a nome Sleep; su tutte Dopesmoker, monolite acid-psych dalla gestazione a dir poco difficile.

In questo 7” del singles club della Sub Pop, Al Cisneros (basso/voce e membro storico) è affiancato dal nuovo batterista Emil Amos, sostituto del dimissionario Chris Hakius; ma la musica sembra non risentirne: sempre psichedelia pesante e pensante, dall’appeal orientale e stupefacente, scarna ma definitiva.

La title track avanza su un oppiaceo giro di basso di Cisneros e una batteria precisa e varia che regge la scena fino a che la voce ascetica di Cisneros ci butta in un incubo fatto di malsane evocazioni, simile per atmosfere alla Giza evocata in Conference Of The Birds (Holy Mountain, 2006). Nel lato B è presente una versione alternativa del pezzo, con forti accenti dub che ne dilatano ancora di più l’impatto trance. Tanto che quando esplode il riff di basso distorto sul finale, si viene catapultati nelle oscure profondità di Giza e soltanto la puntina del giradischi che si blocca impedisce di perdersi e non tornare indietro. Mai più.