Visualizzazione post con etichetta vinile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vinile. Mostra tutti i post

lunedì 3 maggio 2010

Gimme Some Inches #5


La febbre del vinile ha contagiato tutti...piccoli e indiependenti, così come grandi e majorenni... sto mese infatti spaziamo a 361 gradi, dall'electro all'ambient mesmerica, al post-punk percussivo...
tutti amano il vinile e il vinile ama tutti, indistintamente...
anche These Are Powers, Aa, Fuck Buttons, Japandroids, Mi Ami e chi più ne ha, più ne metta... here it is, Gimme Some Inches #5

giovedì 8 aprile 2010

Gimme Some Inches #4


Questo mese a Gimme Some Inches affondiamo gli ascolti negli split...parleremo perciò di tanti gruppi intenti a dividersi lati di un vinile o di una cassetta, tra cui Satantango, On Fillmore, Above The Tree e molti altri ancora...
Buona lettura con Gimme Some Inches #4

venerdì 5 marzo 2010

Gimme Some Inches #3


E non c'è due senza tre, perciò eccola la nuova puntata delle avventure viniliche a base di Dirty Projectors, Verme, Bogong In Action, WW e molti, molti altri...
Siore e siori, Gimme Some Inches #3

giovedì 4 febbraio 2010

Gimme Some Inches #2


Nuovo appuntamento col nostro approfondimento mensile per tutti i buongustai divoratori di vinili... siori e siore, ecco a voi Gimme Some Inches #2


venerdì 29 gennaio 2010

Lost Inches non è morto...


...ha solo mutato pelle e si propone mensilmente come Gimme Some Inches, rubrica a giri di vinile su SentireAscoltare...uno spazio che si spera diventi un appuntamento fisso per chi ama veder girare i solchi di un vinile...
qui sotto la puntata inaugurale:
Gimme Some Inches #1

buona lettura

venerdì 11 dicembre 2009

Krysmopompas – Gesa 7”

La seconda uscita della collezione autunno-inverno targata Avant! è il primo 7” dei krukki Krysmopompas che, nonostante un nome non proprio allettante (seppur preso da un film di RW Fassbinder), si fanno apprezzare per una miscela di neue deutsche welle e post-punk attualizzata sul versante più strambo e malato della nuova onda. Come dei Cabaret Voltaire d’oltre cortina chiusi in una trabant ad ascoltare musica industriale, i quattro giocano con casio giocattolo per stabilire melodie minimal-wave (Gesa) o intrufolarsi in ossessive e alienanti reiterazioni DAFiane (Volker).

I suoni di questi due pezzi – nati nelle stesse sessioni in cui musicarono lo short movie I, Synesthesia – sono letteralmente ricoperti da un alone di alterità est-europea, quasi fosse caliginosa e materica polvere di stelle caduta dalle ceneri dell’impero ex-sovietico e giunta fino a noi sotto una teca di cristallo. Lunga vita ai berliner.

lunedì 23 novembre 2009

Feeling Of Love - Waiting For The Cheerleaders To Get Drunk 7''

Torna la Avant! con un paio di uscite piuttosto attese da chi bazzica i sottoscala più oscuri e puzzolenti del nuovo dopo-punk. Per primi i francesi The Feeling Of Love, avvezzi a ruotare a 45 giri con la meglio gioventù del globo terraqueo, inclusi i nostrani Movie Star Junkies. Ora questo 7” – il primo dopo l’esordio lungo Petite Tu Es Un Hit su Yakisakana e l’ennesimo di una sterminata produzione – oltre a stravincere il premio per miglior titolo del millennio gioca di fino su traiettorie noise-synth-punk come è di moda oltralpe: la creatura di G. e Seb Normal (per l'occasione allargata a trio) va sul paranoide/mongoloide nel lato A (quello che da il fantastico titolo al 7”) con una nenia demente che più appiccicosa non si può e prosegue più scattoso e nevrotico, ma sempre affine alla linea tracciata, sul lato B con What’s Your Name? Who’s Your Daddy?
Sono in tour in Italia proprio in questi giorni. C’è da raccomandarsi di non perderseli?

lunedì 12 ottobre 2009

ricominciamooooooo...


...gridava pappalardo e così gridiamo noi, pronti a ributtarci nell'etere del 2.0 a suon di giri di vinile...
perciò bentrovati a tutti!!!

mercoledì 1 aprile 2009

OvO / Claudio Rocchetti – Split 7”



Respiro sempre più internazionale per la Holidays Records. Dopo Talibam! e prima del 10” degli Usa Is A Monster, un pezzetto di vinile tocca anche a due moniker italiani di nascita ma internazionali per residenza e ampiezza di orizzonti.
I “berlinesi” OvO e Claudio Rocchetti si dividono equamente i quasi 10 minuti di questo split, ognuno alla propria maniera. Con un lento, putrescente sludge-core l’accoppiata Dorella-Pedretti; con un lungo sogno-incubo per elettroacustica sfatta e grumosa Mr. Rocchetti. L’effetto disturbante è, as usual, totale per entrambi, ma se In A Corner e Carestia a targa Ovo puntano più sulle viscere, vomitando incubi selvaggi e macilenti e ricordandoci che siamo fatti di sangue e merda, The Black Lake del dj decostruttivista sceglie la via della dissoluzione e dell’ossessività spettrale, tra cupi rumori trovati e nenie da haunted music.
A pelle ci verrebbe da prediligere i primi, ma soltanto in virtù della nostra provenienza “rock”, ma le atmosfere create dai due presenti finiscono con l’essere allo stesso tempo speculari e complementari.
L’unica cosa che possiamo fare, oltre consigliare l’acquisto di questo vinilino è urlare Wir sind alle Berliner. Grande Holidays e grande Wallace, visto che il vinilino è in co-produzione con l'etichetta di sua santità Mirko Spino.

lunedì 30 marzo 2009

Sonic Attack Trilogy part III: Lords Of Light


Era inevitabile che al terzo volume del tributo agli Hawkwind partecipassero due campioni della psichedelia più chitarristica e hard-oriented. I Kinski, sul lato A riprendono in maniera tutto sommato filologica quella cavalcata hard che era Master Of The Universe, da In Search Of Space, secondo album del gruppo inglese. Se però l’originale era permeato da un mood alieno che rimandava pesantemente all’immaginario sci-fi, il quartetto di Seattle punta dritto al panzer hard. Perciò a tirare le fila è la chitarra, impegnata in un tour de force incentrato praticamente sull’unico riff. L’unica concessione alla alterità è il break nella seconda parte del pezzo che fa riemergere l’amore dei Kinski per i contrasti tra vuoti pneumatici e suoni in saturazione.
È Lord Of Light invece ad essere omaggiata dai Bardo Pond dei fratelli Gibbons, che per non esser da meno dei colleghi, virano ancor più al nero il riff portante del pezzo; la voce femminile di Isobel però addolcisce il monolite hawkwindiano spostandolo sul terreno classico della band americana: uno space-rock psichedelico e dilatato che non disdegna di sfiorare lande shoegaze e sognanti.
Insomma, altro ottimo vinile in un progetto perfettamente centrato. Dopotutto Every note has a noise, dicono dalle parti della Trensmat e questo tributo allo space-rock degli Hawkwind lo conferma appieno.

sabato 7 marzo 2009

Sonic Attack Trilogy part II: Psychedelic Warlords

Il secondo appuntamento con la Sonic Attack Trilogy della Trensmat vede scontrarsi sui solchi del vinile Acid Mothers Temple e White Hills.

Sulla infatuazione space-psych-rock del collettivo di Kawabata Makoto credo sia stato già detto tutto. In aggiunta il secondo volume della trilogia – non a caso sottotitolato Psychedelic Warlords – porta giusto il doveroso tributo ad uno dei capisaldi dell’universo AMT: una Brainstorm totalmente annichilente, stravolta in un trip cacofonico dalla follia dei giapponesi a furia di distorsioni chitarristiche e svisate aliene di theremin, oscillatori, synth e quant’altro. Tutto l’arsenale rumoroso e spacey del gruppo è dispiegato senza risparmio alcuno e, a differenza di alcune ultime prove, non stanca affatto.

A ruota seguono le nuove sensazioni del suono hard’n’spacey White Hills, from NYC. Che a dirla tutta, anche nel trattamento cui sottopongono Be Yourself dimostrano di meritare tutte le lodi ricevute. In primis, perché stravolgono il pezzo degli Hawkwind metabolizzandone l’afflato freak e rigurgitandolo in un vero e proprio maelstrom distorsivo cacofonico e violentissimo: batteria iperamplificata modello martello pneumatico e l’accoppiata chitarra e basso in totale overdrive.

Il risultato è un hard-rock psichedelico che si riproduce in un loop infinito fino a sfumare nel deliquio finale, quando si riallaccia al refrain quasi-prog dell’ossessivo ritornello che da il titolo al pezzo.


giovedì 5 marzo 2009

Sonic Attack Trilogy part I: Motorheads

Ne accennammo tempo addietro e ora, seppur in ritardo, siamo qui a parlarne. La Sonic Attack Trilogy della Trensmat è un tributo in vinile piccolo agli Hawkwind sotto forma di 3 split.
Nel primo, sottotitolato Motorheads si confrontano Mudhoney e Mugstar; nel intermedio Psychedelic Warlords, tocca ai giapponesi Acid Mothers Temple e White Hills, mentre nel conclusivo Lords Of Light è la volta di Bardo Pond e Kinski.

Procediamo con ordine e partiamo dal primo 7”. Ai Mudhoney non dev’essere sembrato vero di poter mettere mano su uno dei primi singoli della band inglese, Urban Guerrilla, e partire di fuzz come se piovesse. Un Mark Arm in splendido spolvero graffia con quel suo timbro roco il classico hawkwindiano mentre i sodali, Steve Turner in primis, si scatenano su quei riff eterni. Rispondono i Mugstar, band di cui so poco se non che non sfigurano affatto prendendo alla lettera le lyrics di Born To Go (We were born to go / We're never turning back / We were born to go / and leave a burning track…). Partono infatti dritti come folli, a velocità super, con vagonate di riverberi su voce e strumenti e il pezzo diviene ben presto un tour de force space-rock durissimo e ipercinetico.
Puro motorik sound ai suoi massimi livelli e primo centro della serie.

mercoledì 14 gennaio 2009

Doxa Sinistra – Conveyer Belt lp

C’è lo zampino dell’Italia più naif e underground dietro questo Conveyer Belt. Questo vinile è infatti la riedizione di un nastro uscito originariamente nel 1985 dalla collaborazione tra l’olandese Trumpett e la storica etichetta milanese ADN. A rendere disponibile questa gemma è l’interessante label olandese Enfant Terrible che offre una ristampa tutto sommato fedele: ad essere escluso è solo un pezzo, il collage dada-rumorista di Noise Panting Tableau 1.
Minimal synth-wave rumorosa declinata secondo il verbo dell’industrial e di quella electro che poi si sarebbe chiamata EBM, la proposta degli olandesi Hanjo Erkamp e Brian Dommisse, coadiuvati per l’occasione da Jan Popma e Frank Brinkhuis.
Conveyer Belt è uno di quei dischi che hanno il dono di suonare attuali e al passo coi tempi – si pensi alla recente rinascita dell’attenzione verso i suoni della wave più minimale, ossessiva e synthetica – anche a distanza di molto tempo dalla pubblicazione.
I 13 pezzi dell’album si muovono muscolari e impetuosi su quel terreno calcato da Lassigue Bendthaus, Skinny Puppy e S.P.K. ma pur sempre virato in chiave wave e suonato con spirito avanguardistico e sperimentale. La straniante nenia da muzak in disarmo di The Other Stranger è esemplare: bassa battuta e voce robotica intessono un teatrino post-apocalittico da brividi.
Ottima riscoperta per una etichetta piccola ma che ci sta dando sempre belle soddisfazioni.

martedì 13 gennaio 2009

Expo ’70 – Sunglasses 7”

Ideale compendio al da poco uscito Black Ohms, questo 7” è l’ennesimo centro per Justin Wright, aka Expo ’70 e per la sempre più ottima Trensmat. Della seconda si è già parlato e si tornerà a breve a farlo per commentare la trilogia Sonic Attack, tributo in vinile piccolo agli Hawkwind con dentro Kinski, Acid Mothers Temple, Bardo Pond ecc.

Di Expo ’70 invece si è parlato in altre sedi (SA n.51, nello specifico) ma le due gemme racchiuse in questo 7” non possono passare inosservate, poiché dimostrano come il droning d’origine krauta messo in scena dal solitario di Kansas City si trovi a suo agio anche su distanze meno estese.

Le late night improvisations Sunglasses (lato A) e Transcending Energy From Light (lato B) mostrano l’anima notturna e ossessivamente trancey di Expo ’70, affidandola ai due metodi del procedere musicale di Wright: Sunglasses evidenzia il lato più fluttuante e malato, con le maree montanti di synth lì pronte a fornire una versione a-ritmica e spacey del kraut tedesco; Transcending Energy From Light, come da titolo, apre invece agli arpeggi di chitarra in modalità ipnotica che si depositano sul sostrato droning nero-pece come pulviscolo proveniente da un cortocircuito spazio-temporale con la California psych più deviata e astratta.


lunedì 5 gennaio 2009

Cold Cave – Painted Nails 7”

Da un’etichetta come la Hospital, di proprietà di Dominick Farnow, meglio noto come Prurient, con un catalogo con nomi come Kevin Drumm, Wolf Eyes e, appunto, Prurient cosa ci si potrebbe aspettare? Basse frequenze apocalittiche, harsh noise disturbante, fiumi di rumore bianco. E invece sepolto sotto i rivoli cangianti di questo piccolo vinile che è il primo lascito a nome Cold Cave si nasconde una sensibilità dark-synth-wave cui molti recentemente sembrano essersi immolati.
Buon ultimo Wesley Eisold, titolare (apparentemente unico) della cava, agitatore della scena weird di Philadelphia, condirettore di Heartworm Press e con trascorsi più o meno noti nel sottobosco hc-noise americano con Some Girls e altre mille bands.
Un gusto retro-futurista avvertibile sin dall’opener Sex Ads, nonostante i primi secondi di pura distorsione in white noise indirizzino verso tutt’altri lidi consoni all’etica/estetica dell’etichetta. Ma l’attenzione, la fascinazione di Cold Cave per un passato minimal-wave ossessivo e lancinante si reitera a pieno titolo nella pioggia di synth old-fashioned della conclusiva Always Someone. Il tutto, ovviamente, sempre trattato con delicatezza harsh.
Dopotutto, I’ve Seen The Future And It’s No Place For Me non è una canzone, ma una dichiarazione d’intenti.

venerdì 12 dicembre 2008

Cave & California Raisins – Split 10”

Tornano a stretto giro di posta i chicagoani Cave, beniamini di Aquarius e già presenza gradita su queste pagine col 7” per Trensmat. Ora qui allargano lo spessore del vinile e si accompagnano ad un’altra combriccola di fuoriditesta, gli sconosciuti California Raisins da Columbia, Missouri. Che, detta da subito, tengono botta in maniera superba.

Una manciata di minuti di feroce battagliare a suon di psichedelia kraut pompatissima e drogatissima divisi equamente a metà tra Cave side e Cali side. Circolare e possente, reiteratamente ossessiva, con una densità incredibile, con un suono grasso, tondo, nerboruto più incline al rock nei primi (lo sparato riff funk-psych di Ravenshash) e al punk nei secondi (Two), ma sempre, continuamente, ineludibilmente tendente al groove di stampo psichedelico.

Dopo l’ottimo full-length Hunt Like Devil/Jamz sempre su Permanent, e il 7” Butthash i Cave arrivano al terzo centro pieno. E se tre indizi fanno una prova…

California Raisins dal canto loro sono una sorpresa piacevolissima, di quelle che riappacificano col mondo. Perché quando si sente un crescendo spacey tanto semplice e minimale come nei minuti iniziali di Three smostrarsi in un baccanale urlato, ossessivo e feroce, beh, c’è poco da fare se non sperare che pubblichino a breve qualcos’altro.


martedì 9 dicembre 2008

Thee Oh Sees / The Intelligence – Split 12”

Amici lo sono da tempo. Spiriti affini, anche, a giudicare da iconoclastia e volumi. A memoria però non si ricorda una collaborazione o un progetto insieme. Questo 12” prodotto da Mt.St.Mtn colma così una lacuna nelle sterminate discografie di John Dwyer (Coachwhips, Pink & Brown, Hospitals, ecc.) e Lars Finberg (A-Frames su tutti). Un lato per uno e passa la paura. Il lato A vede gli Oh Sees proporre un paio di outtakes dallo splendido The Master’s Bedroom…: sorta di rockabilly psych, tambureggiante ed incisivo, Inquiry Perpitrated mostra la stratificazione chitarristica e gli intrecci vocali male/female che impreziosivano l’album, mentre Mincing Around The Frocks è un ritmato rock alla Velvet rinchiusi a forza dentro un sottoscala e gonfi di anfetamine.
Le cose si ispessiscono nel lato B quando a prendere il sopravvento è il lerciume garage degli Intelligence che si muovono as usual con grazia pachidermica su terreni da rock cataclismatico e in ultra lo-fi. Bulbs e Witchworld sono due schegge di garage squassato e slabbrato per chitarre-stiletto e voce megafonata in cessofonia, mentre la lunga Sunny Backyard è un carrarmato distorto in ogni sua componente che sembra i Liars in versione garage-psychotica. Consigliatissimo, ovviamente.

mercoledì 3 dicembre 2008

Bosom Divine – I’m Your Animal 7”

I don’t wanna waste my precious time…cantano i Bosom Divine nel lato A di questo sfizioso 7” e ci sentiamo di concordare da subito: non è affatto una perdita di tempo mettersi ad ascoltare le due brevi gioie che questo progetto francese imparentato coi fantastici Cheveu ci offre come debutto.

Garage-pop a manetta, supermelodico e catchy, roba che si appiccica in testa e che ci si ritrova a fischiettare con una espressione tra l’ebete e il bambinesco.

I’m Your Animal – di cui esiste un esilarante video b/n dall’alto potenziale sci-fi cazzone disponibile sul sito della Les Disques Steak – è sparata dritta in faccia con una chitarra pulita e una voce irresistibile, stacchetti mozzafiato e coretti spastici. La controparte Hangover (German Beat) non è da meno nel suo procedere elementare eppure irresistibile: quasi funk-wave ma poppyssima.

Da cercare assolutamente insieme al debutto lungo su Dead Bees, per capire cosa sta succedendo alla Francia undeground.


sabato 29 novembre 2008

Wavves – Beach Demon 7”

Ghiotto antipastino per l’album d’esordio di Wavves questo 7inch, ennesima prova della deturpata america underground. Lo-fi psycho-pop a go-go, maciullato e abbrutito come da manuale per cui vale lo stesso discorso fatto per Blank Dogs e Dead Luke, tanto per fare due nomi. Solo che se lì veniva preso a riferimento il mondo del synth-pop figlio della wave più sinistra, qui è il bubblegum-pop ad essere oggetto di violenza.
In queste due tracce però convivono i due stati d’animo di Nathan Williams, titolare del progetto: se la spiaggia di Beach Demon lo rende euforico e sbroccato, pronto a far sfracelli a colpi di muscolarità spastica, l’erba di Weed Demon lo atrofizza in una sognante e poppissima nenia.
Il bello è che se si ripulisse la prima dalla melma no-fi e dalla patina di iconoclastia adolescenziale che la avvolge, il risultato non sarebbe poi tanto lontano dalla seconda.

mercoledì 12 novembre 2008

Los Llamarada – Against The Day 7”


Il bello della globalizzazione e del 2.0, in definitiva, è che il mondo musicale non conosce più confini. Ecco così che ci si ritrova tra le mani un gruppetto messicano che si rifà ai suoni americani più europei ed esce per una piccola etichetta italiana. E che a dirla tutta è pure un bel sentire.

Quintetto garage in partenza, questi Los Llamarada da Monterrey sono influenzati nello stesso tempo dallo Jodorowsky di El Topo e dai Fall, dai Bauhaus e dal make-up della spagnola Alaska.

I tre pezzi del 7” uscito per AVANT! smembrano le coordinate garage-punk di base virandole verso lidi lo-fi (la registrazione live su tape volutamente in cessofonia), escrescenze noise (il catalogo Siltbreeze è più di un referente nella de-strutturazione dei pezzi), rigurgiti psych e attitudine a metà tra il ludico e l’iconoclasta.

Non hanno forma compiuta né sembrano esservi interessati; mischiano tutte le disparate influenze in uno shaker e le vomitano su chi ascolta incuranti di scene ed etichette, oltre che delle buone maniere musicali.

L'ennesima dimostrazione di quanto sia importante la cosiddetta periferia nello sviluppo di certi suoni, ehm, di confine.