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martedì 13 gennaio 2009

Expo ’70 – Sunglasses 7”

Ideale compendio al da poco uscito Black Ohms, questo 7” è l’ennesimo centro per Justin Wright, aka Expo ’70 e per la sempre più ottima Trensmat. Della seconda si è già parlato e si tornerà a breve a farlo per commentare la trilogia Sonic Attack, tributo in vinile piccolo agli Hawkwind con dentro Kinski, Acid Mothers Temple, Bardo Pond ecc.

Di Expo ’70 invece si è parlato in altre sedi (SA n.51, nello specifico) ma le due gemme racchiuse in questo 7” non possono passare inosservate, poiché dimostrano come il droning d’origine krauta messo in scena dal solitario di Kansas City si trovi a suo agio anche su distanze meno estese.

Le late night improvisations Sunglasses (lato A) e Transcending Energy From Light (lato B) mostrano l’anima notturna e ossessivamente trancey di Expo ’70, affidandola ai due metodi del procedere musicale di Wright: Sunglasses evidenzia il lato più fluttuante e malato, con le maree montanti di synth lì pronte a fornire una versione a-ritmica e spacey del kraut tedesco; Transcending Energy From Light, come da titolo, apre invece agli arpeggi di chitarra in modalità ipnotica che si depositano sul sostrato droning nero-pece come pulviscolo proveniente da un cortocircuito spazio-temporale con la California psych più deviata e astratta.


lunedì 10 novembre 2008

Compoundead – Viscera cs


Esiste una scena noise in Italia? La risposta è sì, anche se il concetto di scena al tempo del 2.0 è decisamente anacronistico e fuori luogo.
Compoundead è dimostrazione pulsante dell’eterogeneo insieme di realtà (due per tutte, Dokuro e 8mm) che dimostrano di aver assorbito certi insegnamenti americani legati al nuovo d.i.y. di matrice noise. Ma attesta anche la vitalità di una periferia che, giocoforza, aveva fatto dell’autoproduzione “punk” non solo il segno della propria integrità fiera e incompromissoria, ma anche la forma espressiva genuina e viscerale del proprio essere contro.
Nello specifico, Compoundead è emanazione dell’Onza’s fratellanza: Massimo (responsabile di MammaMiaQuantoSangue) e la sorella Mara oltre a mantenere in vita l'etichetta di famiglia MastroTitta, armeggiano incazzati con microfoni, microfoni a contatto, effetti, bassi trattati e chissà quant’altro cercando (e riuscendoci) di unire il noise brutale che da MB arriva fino a Wolf Eyes con una attitudine in partenza punk.
Musica da cameretta per noisers antropofagi? Punk d.i.y. post-tecnologizzazione di massa? Quale che sia la definizione che più vi aggrada, sappiate che i due lunghi pezzi della bellissima k7 rossa – l’omonimo sul lato A, Black Milk sull’altro – non si perdono mai in lungaggini pretenziose o autoreferenziali che di solito sono le pecche di un certo tipo di suoni; ma anzi spingono verso una sorta di trascendenza ipnotica niente male.